Il Giardino Segreto
Questo è uno spazio dove scrivo.
Racconto Cultum, ma anche ciò che incontro:
luoghi che mi ispirano,
piante che mi insegnano,
gesti gentili,
ricette di bellezza,
frammenti di vita e di incanto.
È una stanza più raccolta.
Un diario aperto solo a chi sceglie di farne parte.
Se sei qui,
non troverai solo prodotti.
Troverai qualcosa in più.
Inserisci la tua chiave.
- Stefano
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CAPITOLO III
RUGIADA
La parte più gentile del sole

La mia nuova storia, nata dalla parte più gentile del sole. Quando ho immaginato Rugiada, non volevo creare semplicemente un prodotto estivo. Desideravo raccontare una sensazione: la luce gentile di Venezia, quella che si riflette sui muri antichi, che accarezza senza ferire.
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L'ispirazione
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La polvere di colore
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La scelta dell'etichetta
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Prove finali


È un progetto nato osservando. Camminando. Lasciando che fossero i dettagli a parlare, della città che ho scelto come casa. Per questo anche la sua etichetta porta con sé Venezia: il suo colore prende forma mappando le tonalità autentiche dei muri veneziani, superfici vissute, delicate, scaldate dalla luce e dal tempo.

Non volevo raccontare l’estate nel modo più ovvio. Desideravo evocare una protezione poetica, leggera, capace di custodire capelli e corpo attraverso sole, vento, sale e calore.
A completare questa storia, ho scelto di intrecciare anche la sensibilità poetica di Carlotta Lovat. Il suo racconto accompagna Rugiada con uno sguardo capace di trasformare ispirazione, luce e memoria in parole.
Perché alcune storie nascono da un’idea, ma diventano ancora più vive quando incontrano altri sguardi capaci di custodirne l’incanto.

Rugiada
di Carlotta Maria Lovat
Stamani l’aria pervadeva tutto, ogni cosa della città e anche noi, capelli, di un profumo inconfondibile d’estate.
Le note floreali e vellutate delle rose, timide abitanti di giardini nascosti, s’insinuavano tra i nostri esili corpi accarezzandoci delicatamente; mentre quelle di salsedine, tipiche della laguna, si amalgamavano alle precedenti, lasciandoci addosso un sentore minerale e salato che rendeva appena più ruvido il nostro strato più esterno.
Il sole sopra Venezia era caldo, particolarmente caldo.
Fin dalle prime ore del giorno, i suoi raggi, avvolgendoci con un abbraccio denso e afoso, inondavano di calore vivace il nostro umore. Sentivamo che era arrivato il momento: la natura ci stava accogliendo nella sua bella stagione.
Così, pieni d’entusiasmo, abbiamo trascorso l’intero pomeriggio sull’altana, quello spazio a noi tanto caro che, in estate, permette di avvicinarsi al sole e sfiorare quasi l’immensità del cielo, pur restando circondati dai rumori della città in fermento.
E proprio su quel terrazzino, in bilico fra tranquillità e frenesia, oggi ci è capitato di osservare le facciate dei palazzi intorno a noi che, immobili sotto l’azzurro dell’etere privo di nuvole, assorbivano lentamente il calore della luce, arrossivano e custodivano felici le sfumature ambrate donate dal sole. Pensammo subito che ci fosse qualcosa d’incantevole in tutto questo.
L’incontro con quei raggi lucenti si stava rivelando un momento prezioso e anche noi desideravamo conservarne il ricordo nei giorni successivi.
Siamo rimasti lì quindi, sospesi nell’aria, a nutrirci di luce splendente per intere ore.
Ci sentivamo vivi, carichi d’energia; era una sensazione intensa e potente. Il sole filtrava lentamente nelle nostre molecole, le scaldava con gentilezza, le accendeva.
In quegli attimi il confine tra noi e la luce diventava incredibilmente sottile: ci fondevamo in un tutt’uno armonioso di materia ed emozioni.
Noi eravamo sole e il sole era capelli.
Il tempo e lo spazio sembravano addensarsi nell’incontro e ci pareva di vivere in una parentesi d’eterno colma di meraviglia.
Presi da quella sensazione, non ci siamo accorti che i minuti erano trascorsi a manciate e che qualcosa in noi era cambiato.
Eravamo decisamente più chiari: il sole ci aveva schiarito, regalando anche a noi parte del suo calore e dei suoi riflessi dorati.
Caso volle che anche il cielo, in quel momento, iniziasse a cambiare colore, forse per un’improvvisa gelosia verso le variazioni cromatiche avvenute sotto di lui o, più semplicemente, perché stava arrivando la sera.
Ed eccoci ora a scrivere questa pagina di diario, prima di adagiarci su federe immacolate asciugate al sole, che ancora profumano d’estate.
Tra pochi istanti ci addormenteremo felici, sognando ancora quell’abbraccio luminoso che oggi ci ha resi più belli e che porteremo sempre dentro di noi. Perché gli incontri più preziosi non finiscono mai davvero con la distanza: addosso lasciano sempre particelle d’incanto che nessuno può cancellare.
E noi capelli lo sappiamo bene, perché siamo molto più umani di quanto si pensi.
Anzi, lo siamo proprio quanto te che stai leggendo.

A Venezia, sulle altane, il sole entrava nei capelli come un rito. Immagino i capelli tra aria e luce, mentre il calore li sfiorava e li schiariva lentamente.